venerdì 24 maggio 2013

CAPITOLO 7 - VIAGGIO NEL MONDO DEL SOGNO FINO ALL'ARCOBALENO

VIAGGIO NEL MONDO DEL SOGNO FINO ALL'ARCOBALENO


Le sette tribù si ritrovarono riunite ai piedi della Grande Montagna, dove si trovava la radura degli Alberi Sacri. Ognuno dei loro componenti prese posto, un essere per ogni tribù sotto un singolo albero, mentre l’albero centrale ne ospitava una coppia di ognuna. L’albero centrale fece stormire le fronde producendo una musica come di violini, le creature si concentrarono chiudendo gli occhi e fecero partire un ponte di luce, il cui punto di arrivo era al di là della loro dimensione: Lluvia, nel mondo dei Grigi. Lluvia, in quel momento stava dormendo, era notte inoltrata. Il sogno era tutto colorato di rosa e lei si ritrovava in un bellissimo giardino molto curato, con un sentiero di sassolini bordato di siepi verdi ben potate in file uguali, al di là delle quali c’erano prati d’erba regolare e alberi di medie dimensioni, molto rigogliosi, qua e là si vedevano aiuole di fiori coloratissimi, dalle più diverse forme. Quello che colpì il suo occhio era la tonalità dei colori, una tonalità carica, come se la vista potesse percepire un pulsare degli oggetti che osservava, come se gli alberi, i fiori, il cielo fossero abitati da una presenza animata. E questa presenza era molto accogliente e rassicurante, rilassante. Le piaceva trovarsi lì, le piaceva il rumore dei passi sui sassolini. Da lontano sentiva arrivare il suono argentino di acqua corrente, “un fiume!” si disse, e si mosse per cercarlo. In quel momento, da un albero si staccò una cometa di mille colori sgargianti e Lucia si fermò incantata. Cos’era quella creatura maestosa nell’aria? Un pappagallo! Un pappagallo …. non ne aveva mai visto uno dal vivo, le girava curiosamente sopra la testa, come se non avesse paura di lei, anzi volesse farsi ammirare in tutto lo splendore. Lluvia era troppo rapita dalla visione per muovere un solo muscolo, nell’attesa di vedere cosa quello strano uccello avesse intenzione di fare. Non si accorse quindi di un altro strano essere che stava risalendo il sentiero. Le sembianze erano umane ma la cosa singolare era che l’essere aveva le dimensioni di un bambino di due anni ma con la postura e l’andatura di un adulto. Andò incontro a Lluvia e la prese per mano con affetto. La stretta era gentile e calorosa. Era una bambina, abbigliata in taffetà rosa e crinoline. Sulla testa calva portava una graziosa coroncina, come quella delle principessine delle fiabe ed arrivava appena alla vita di Lucia, considerando che questa non era poi così alta! Erano però gli occhi quello che sconcertarono maggiormente Lluvia: erano occhi di cielo profondo che emanavano una luce di gioia e pienezza. Lluvia avvertì una sensazione di vertigine nel collegarsi allo sguardo di quella strana bambina. La voce era adulta e melodiosa quando le disse “Ciao Lluvia, benvenuta nella Valle dello Splendore, Ashtalan. Ti stavamo aspettando”. Lluvia fu molto stupita sia per le parole che per l’intera scena a cui stava assistendo. Era cosciente di stare sognando ma tutto sembrava così reale da indurla a dubitare del proprio stato. Riuscì a dire: “Ma che posto è questo?” “Questo è il luogo del cuore e della mente, il luogo del Tutto e dell’Amore, il luogo in cui i sogni umani si avverano e ciò che desideri si materializza. Il luogo della Pace e dell’Armonia, il luogo sacro che tiene viva in sé la fiamma del vostro mondo umano; senza Ashtalan voi umani sareste persi da lungo tempo”.
“Wow! E’ meraviglioso! Ma perché mi trovo qui? Sto sognando, giusto? Mi sembra tutto così reale …”
“Tu sei qui con il corpo del sogno perché è l’unico modo possibile di accesso per voi. Alcuni ci visitano continuamente durante il tempo del sogno e questo è di grande sostegno evolutivo per questi esseri. Venire qui risveglia in loro il ricordo dell’Età dell’Oro, quando voi umani eravate Dei e camminavate orgogliosi lungo i verdi sentieri del vostro pianeta, prima che nascesse l’Epoca del Fumo e che tutto assumesse quella densità così viscosa che oggi vi caratterizza.
Chi arriva qui viene inizialmente selezionato da me, che sono Regina di questo luogo, per aprire la strada del Cuore alla grande Autoespressione, che è il primo passo verso la riacquisizione del vostro antico potere di Dei. Vogliamo risvegliare quanti più esseri possibile per il Tempo della Profezia e i 9 Signori del Tempo mi hanno già dato il consenso per la mia Missione e io ho scelto te.”
“Scelto me per una missione? Ma cosa significa? Io non sono tagliata per le missioni! Sono una persona normalissima, senza alcuna attitudine per l’avventura. E poi ho la mia vita, il lavoro, non posso mollare tutto e partire per chissà quale missione. E poi sei solo un sogno, non esisti nella realtà, quindi che mi preoccupo a fare?”
Fu a quel punto che Lluvia si svegliò di soprassalto:
“Oh mio Dio, che strano sogno! Ma che posto meraviglioso!”
Aveva ancora nel cuore e nella mente quella calma e serenità totale che la piccola Regina le aveva trasmesso. Si rigirò nel letto e provò a riaddormentarsi, magari poteva ritornare in quel luogo stupendo ancora per un po’. Niente da fare, non riusciva più a prendere sonno e dopo qualche ora si alzò stanca e innervosita, nauseata dal dover affrontare un’altra giornata di lavoro.
L’atmosfera del consesso delle creature magiche si ridestò, ognuna di esse si ricompose, aprì gli occhi, chi li possedeva, gli alberi si sfrondarono, i fiori si dondolavano piano e le tribù si ricomposero per scambiarsi le impressioni su quanto avevano appena visto nello schermo della propria mente: avevano tutti assistito al sogno di Lluvia.
“E’ evidente che dovremo fare molti tentativi prima che il cuore di questo essere denso possa recepire la nostra luce e agire di conseguenza” disse la fata Aifòs.
La Montagna Sacra, da tutti conosciuta come Eleirbag, emise un sordo brontolio, la sua voce potente, che tutti percepirono avere il seguente significato: I Nove Signori del Tempo sanno che non abbiamo molti tentativi a disposizione. La Regina ha fatto la sua scelta, e lei dovrà passare, che l’essere denso venga risvegliato a se stesso o meno. Propongo un altro tentativo subito domani.
Parlò allora il saggio Aldebaran dei Cavalli Sacri: “Sai, caro ed eminente Eleirbag, che non possiamo forzare la volontà di alcun essere denso, pena il rifiuto totale. Allora il passaggio della Regina nell’altra dimensione sarebbe vanificato alle fondamenta. Aspettiamo il Gran Consiglio di questa sera a palazzo e ascoltiamo il suo responso. In fondo la Regina ha stabilito un contatto sia visivo che tattile. Avrà avuto modo di sondare questo cuore approfonditamente e di leggere nella sua mente”
La scena si sposta nel palazzo di cristallo, rilucente e brillante di luce propria, grazie al meteorite fulgido custodito al suo centro, sospeso libero e visibile da ogni punto di Ashtalan. E’ come un cuore pulsante e luminoso che vortica sospeso dal suo stesso movimento. La sua presenza permette il radicamento di quella luce dorata che pervade tutta Ashtalan. La Regina lo ha evocato e le è stato dato in dono dai Signori del Tempo nel momento in cui lei si è materializzata su Ashtalan, all’inizio dell’ultimo ciclo arturiano.
Ora il momento era solenne. La Regina sedeva concentrata e rilassata sul suo trono foderato di tessuto felpato rosa. L’assemblea era riunita, eppure lei sedeva da sola nella grande sala. Il contatto su Ashtalan era puramente telepatico. La Regina quindi trasmise il suo messaggio sull’importante incontro appena svoltosi con Lluvia.
“L’umana prescelta è in possesso di un’anima ancora giovane e questo è stato uno dei motivi per cui il mio sguardo si è posato su di lei. Un’anima giovane può imparare tanto, non ha ferite significative né traumi perenni e invalidanti. È curiosa e assetata. Per contro, la sua adesione al progetto e l’accettazione della nostra realtà richiederanno più tempo, ma sono sicura che rientreremo bene nei margini che ci spettano. Posso dirmi soddisfatta. Vorrei ora far apparire fate, fiori e pappagalli nei suoi sogni, così che l’atmosfera la riporti all’innocenza infantile, dal cui punto di vista tutto può essere accettato”
Le tribù chiamate in causa acconsentirono subito alla richiesta della Regina e fecero la conta per vedere chi avrebbe partecipato all’impresa.
 Tra le fate toccò ad Adàig e Anùl che rotearono liete all’idea, i loro fiori applaudivano lievi nel vento emettendo nuvole di profumate che resero l’aria carica di ferormoni. Tra i Pappagalli si offrirono volontari Dvorak e Crimilde, perché il loro candido piumaggio avrebbe sicuramente illuminato e scaldato il cuore di Lluvia.
Erano tutti pronti. Non rimaneva che attendere che l’umana si coricasse e cominciasse a sognare.
Quella sera Lluvia era ancora perplessa dal sogno fatto, anche se era passata un’intera giornata di discussioni, di fatica, di corse all’ultimo minuto, una classica giornata di una persona che cerca di vivere pezzo dopo pezzo un’esistenza incatenata a riti disumani, l’autobus della mattina, il lavoro stressante e sottopagato, la laurea dimenticata, una delusione via l’altra e l’accontentarsi di quello che si trova, ringraziando Dio di aver almeno trovato uno straccio di lavoro.
Con questa visione di pessimismo cosmico, Lluvia arrivò finalmente a letto, troppo stanca per leggere un buon libro come era solita fare, piombò in un sonno pesante quasi subito.
Il panorama era lo stesso della notte precedente, il giardino pieno di meraviglie, il sentiero di ghiaia che andava avanti senza fine, i fiori e gli alberi che emanavano quello strano brillio o di colori carichi di gioia; questa volta non vide nessun piccolo essere strano venirle incontro, così si prese più tempo per guardarsi intorno, quasi contenta ma un po’ sconcertata di essere di nuovo lì. All’improvviso vide delle grosse farfalle sbucare dalle fronde di un albero, coloratissime e molto grandi per essere delle farfalle e con uno strano corpo ….
“Ma non è possibile! Sì che è possibile, sto sognando! Ma quelle non sono forse fate?!”
Le due creature magiche svolazzarono imperturbabili e la meraviglia era che emettevano un piacevole suono cristallino, come i campanelli della slitta di Babbo Natale, e ovunque si muovessero al suolo comparivano fiori di tutte le fogge e colori, cosicché in breve il prato sottostante fu tutto un’aiuola fiorita di rosa, viola, giallo limone e giallo pompelmo, lilla, blu, blu oltremare. 
Che bello questo sogno… da piccola adorava  le fate e voleva sempre travestirsi da fatina a carnevale. Soprattutto le piaceva l’idea di avere le ali e di indossare abiti coloratissimi senza essere derisa. Seguì le farfalle con molta naturalezza, sentendosi al sicuro in quell’ambiente pur sconosciuto. La gioia che quella visione le faceva sgorgare dentro aveva innalzato completamente la sua vibrazione interiore e sentiva di non dover temere nulla. All’improvviso, quando il sentiero stava leggermente declinando, mostrando all’orizzonte delle colline ed il corso di un fiume che la notte scorsa aveva solo udito, vide dei volatili nel cielo.
Definiamo questo cielo, una distesa limpida color rosa arancio azzurra, come un’alba costante, di una luminosità tale che ti disponeva subito nello stato d’animo migliore. In questo cielo aurorale, in cui non si vedeva il sole, spuntarono due volatili dal meraviglioso piumaggio: due angeli bianchi splendenti, con due becchi arancio che spiccavano nell’insieme candido. Erano circondati da un alone enorme, come se avessero un faro puntato addosso, ed avevano una notevole apertura alare.
Lluvia si fermò immediatamente a bocca aperta, naso all’insù, mentre le due creature le passavano sopra la testa ad una altezza che le permise di osservarli bene nei dettagli, le soffici piume del sottopancia, gli artigli ripiegati.
Accidenti! Che meraviglia!
Ormai era completamente estasiata, fuori di sé dalla gioia e come una bimba iniziò a saltellare battendo le mani.
La Regina aveva raggiunto il proprio scopo, era riuscita a far elevare l’energia interiore di Lluvia, risvegliando la bambina che giaceva da tempo dimenticata e soffocata dalle incombenze quotidiane della vita adulta. Al risveglio quella persona sarebbe stata già diversa dalla sera prima e finalmente si riusciva a vedere una luce in fondo al tunnel. Ora avrebbe pensato al passo successivo e per questo voleva avvalersi dell’assistenza del Grande Specchio e dell’Occhio nel Cielo. Era sicura che loro avrebbero saputo darle le risposte che stava aspettando in modo da potersi presentare al cospetto dei Signori del Tempo con una valida proposta. Nel caso in cui i Signori non avessero trovato più che idonea la situazione nel pianeta dei Grigi, non le avrebbero permesso di oltrepassare la Soglia e la sua missione avrebbe dovuto essere rimandata o forse cancellata per sempre e la Regina avrebbe fallito lo scopo.
Nel frattempo nel cervello di Lluvia si era insinuato un suono estraneo, disarmonico, che sembrava arrivare da molto lontano. Il corpo del sogno fu richiamato al suo posto e quello fisico si rigirò nel letto, in uno stato d’animo da “intramondo”, come quando non si è completamente rientrati in sé. Il suono tornò più forte e il sistema nervoso fu definitivamente attivato dal carattere imperioso di questa intrusione. Lucia alla fine capì dove si trovava e cosa stava accadendo. Si stirò, face uno sbadiglio, ancora negli occhi la magica luce, una sensazione di ampio respiro nel cuore. Dopo tanto tempo era contenta di svegliarsi, di vivere, di affrontare una nuova giornata che in fondo non sarebbe stata così male se lei l’avesse vissuta con lo spirito giusto.
Andò in bagno per le solite funzioni e al momento di vestirsi scelse una bella maglia rossa da abbinare ai jeans, decise anche di truccarsi e di indossare un paio di scarpe con un po’ di tacco, slanciano sempre la figura e fanno dondolare i fianchi al punto giusto.
Il cellulare squillò, era Giacomo, per il solito saluto mattutino.
“Pronto!” rispose con voce squillante.
“Buongiorno! Che bella voce squillante stamattina! Hai dormito bene!”
“Ho fatto un sogno meraviglioso, era in un prato coloratissimo pieno di strane creature, è stato così vivido che me lo ricordo ancora benissimo”
“Sei sempre la solita con la testa per aria, Lluvia. Ascolta, stasera io ho la cena dai miei, sai che mia madre ci tiene, mi ha chiamato ieri sera e non ho saputo dirle di no”
“Senti Giacomo, io sono di buon umore e non ho voglia di farmelo rovinare subito da queste notizie. Stasera avevamo deciso di starcene soli e mangiare una pizza da me. Non capisco perché tu non glielo abbia detto”
“Bè, Lluvia, sai com’è mia madre, mi ha cucinato le lasagne…”
“Come vuoi, ma non contare su di me, chiamerò Gioele per vedere se ha voglia di venire da me”
“Ma come? Non vieni anche tu? Lei se ne dispiacerà!”
“Come no? Sarà felicissima di avere il suo bambino tutto per sé!”
“Non essere così sarcastica! Possiamo stare insieme domani…”
“Certo, certo… intanto appena lei ti chiama tu corri e sai che non sopporto quando questo succede. Sei così dipendente da tua madre e non te ne accorgi neanche”
“Senti Lluvia, adesso non è il momento, devo andare a lavorare. Ti chiamo più tardi, magari ci vediamo per la pausa pranzo”
Lluvia  si sentì così delusa ed amareggiata dalla solita fine che facevano i loro progetti comuni anche più semplici che finì per mentire
“Non oggi, ho molto da fare e mangerò qualcosa in ufficio. Ci sentiamo domani”
“Lluvia…”
“Ciao, devo andare”
Questo comportamento era così tipico di Giacomo. Lei non lo aveva mai sopportato ma cercava di essere accondiscendente, sperando che lui aprisse gli occhi un giorno o l’altro, per accorgersi del rapporto terribilmente irrisolto che lo legava alla madre. Ovviamente non era ancora accaduto. Quel giorno sentì che era ora di dare un taglio a questa relazione che fino a quel momento aveva appagato la sua parte insicura, perché se da una parte detestava quest’aspetto del carattere di Giacomo, dall’altra adorava la sua affidabilità e il grande senso pratico che mostrava sempre.
Si era però anche resa conto che stava vivendo una relazione insoddisfacente: Giacomo sembrava molto immaturo e forse sarebbe rimasto così ancora a lungo. Decise che avrebbe preso seriamente in considerazione questa idea alla fine della giornata parlandone con la sua amica Gioele.
“ Sono mesi che te lo ripeto” le disse questa al telefono, “Io stasera non riesco a muovermi, ma una chiacchierata la faccio volentieri. Non capisco come tu possa resistere in un rapporto a tre: tu, lui e la sua mammina. Ma quanto potrà mai amarti un uomo così se ancora è rimasto alla fase orale? Cioè, parla parla ma non concretizza mai”
“Dovrò affrontare l’argomento definitivamente, ma siccome non voglio metterlo di fronte ad una scelta, che mi potrebbe rinfacciare, piuttosto me ne vado io, anche se mi costa parecchio”
“Ti riapproprierai di te stessa, e questo non ha prezzo. Ascolta, la cosa migliore è dormirci su, se ti chiama non rispondere, prenditi un po’ di tempo, valuta le tue possibilità, che secondo me sono infinite, visto che sei giovane, attraente e molto sveglia. E comunque se hai bisogno chiamami a qualsiasi ora. Anzi, fai un favore a te stessa, fai una lista scritta dei pro e dei contro, a me è servito quando volevo lasciare il posto da decoratrice d’interni per aprire il mio studio di architettura. Avevo una paura tremenda, ma di fronte alla lista ho preso il coraggio a quattro mani e mi sono buttata. È quello che serve a te ora!”
“Grazie Gioele, sai sempre trovare le parole giuste per mettere a posto il puzzle della mia mente. Ho le cose davanti agli occhi ma non riesco a percepire la visione d’insieme. Credo che farò come dici tu. Buona serata cara e a presto!”
Qualcosa era cambiato in lei, una vocina piccola piccola la stava chiamando verso ciò che sentiva essere una verità personale ed intima imprescindibile, rimasta nascosta fino ad allora sotto l’impulso di mettere i desideri altrui davanti ai propri, come se pensare prima  a se stessi fosse un peccato di egoismo. Ed egoismo era, ma sano e naturale. Aveva voglia di aderire solamente a ciò che la facesse sentire bene ed amata, qualunque cosa, un’immagine felice, il ricordo del suo gioco preferito, il primo bacio vero, ricevuto da un ragazzo che le era sempre piaciuto tantissimo, il brivido provato e lo sforzo di staccarsi da quelle labbra…
Aveva bisogno di rivedere assolutamente le priorità e se Giacomo non fosse rientrato in questa nuova vibrazione dell’essere, le loro strade si sarebbero divise.
Una volta intravista la fine dell’arcobaleno non è possibile girarsi indietro, si è spinti sempre più a cercare il punto in cui la luce incontra la terra, dove ti aspetta il paiolo dell’oro, per affrontare il guardiano e guadagnarsi il premio della riappropriazione di se stessi, della vera parte di noi, la nostra completezza.
Con questa apertura di cuore se ne andò a dormire pensando contemporaneamente ai due pappagalli candidi sognati la notte precedente.

 CONTINUA







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